Raccolgo qui alcune domande “tipiche”, che spesso mi vengono rivolte prima di iniziare un percorso psicologico. È un elenco non esaustivo, per cui se avessi ulteriori dubbi, non esitare a contattarmi: potremo avere un primo contatto telefonico per chiarire qualsiasi questione!

Solo i Matti vanno dallo Psicologo?
Assolutamente no. Non serve star vivendo un disagio psicologico importante, basta voler raggiungere una qualità di vita migliore. Un percorso psicologico è uno spazio sicuro in cui esplorare i propri pensieri ed emozioni, scoprire nuove risorse personali, affrontare difficoltà o semplicemente crescere come individuo. Prendersi cura della propria salute mentale è un atto di rispetto verso sé stessi, non una questione di “normalità”. Per tanti anni c’è stato un atteggiamento che si definisce stigmatizzante nei confronti della Psicologia: oggi per fortuna si è riusciti a capire che rivolgersi a un professionista sia un diritto, il contrario di una mancanza.
Quando dovrei andare dallo Psicologo?
Non esiste un momento “giusto” o “sbagliato” per andare dallo psicologo. Potresti sentire il bisogno di intraprendere un percorso in momenti di stress, difficoltà o confusione, oppure quando desideri comprenderti meglio e lavorare su te stesso. Rivolgersi a uno psicologo non è solo una risposta a un problema, ma una scelta consapevole per migliorare il tuo benessere e raggiungere i tuoi obiettivi personali. Qualsiasi momento può essere un buon momento: è un percorso che richiede impegno e, spesso, tempo, ma che può far rifiorire alcuni aspetti di Sé
Quanto dura un percorso psicologico?
Ogni percorso è unico, per cui la sua durata è variabile: alcuni percorsi possono concludersi dopo pochi incontri, poche settimane o pochi mesi; altre volte si prosegue per mesi, talvolta persino anni. È importante sapere però che la durata non è scelta dallo psicologo, bensì dal paziente: insieme decideremo quante volte e per quanto vederci. Potrai interrompere il percorso in qualsiasi momento, o chiedermi spiegazioni del perché posso consigliare di proseguire: il mio unico focus è, ovviamente, il tuo benessere, ma la decisione sta nelle tue mani
Cosa mi devo aspettare da un primo colloquio?
Nel nostro primo colloquio cercheremo di conoscerci meglio: ti chiederò di presentarti, e sarò interessato a capire qual è il motivo per cui ci troviamo insieme. Se vorrai, potrò presentarmi a mia volta e spiegarti chi sono. Sarà mio dovere spiegarti come funziona il setting clinico, e sarò ben felice di rispondere alle domande che potresti avere e ai dubbi che potrebbero insorgere. Definiremo insieme quali sono i nostri obiettivi, e avrò modo di cominciare a farmi un’idea di come aiutarti. In poche parole, definiremo quale sarà il percorso che intraprenderemo insieme, e quali saranno le modalità del servizio che ti offrirò. Dovremo passare per una ovvia formalità: il consenso informato
Qual è la frequenza delle sedute?
Ci vedremo una volta a settimana: questa cadenza è legata a garantirti la migliore resa del percorso che intraprenderemo insieme, senza renderla eccessivamente impegnativa. La frequenza può essere negoziata tra di noi: potremmo decidere di aumentare la frequenza delle sedute nel caso volessi intensificare il lavoro introspettivo o in periodi particolarmente stressanti; più raramente, penseremo di diminuire il numero di incontri: potresti avere esigenze per cui alcune settimane non potrai presentarti, o magari ci staremo avvicinando alla fine del nostro percorso insieme
Andare da uno psicologo crea dipendenza?
Un buono psicologo punta all’autonomia dei propri pazienti. Per arrivarci si può passare per periodi di forte attaccamento alla figura dello psicologo: ciononostante, si tratta di periodi provvisori e di cui avremo modo di parlare. Ovviamente cercheremo di instaurare una relazione profonda, in cui fidarci a vicenda, ma non di dipendenza. Cercheremo di formare insieme una relazione d’attaccamento: dovrai sapere e sentire di poter fare affidamento su di me, mentre io cercherò di renderti il più stabile e indipendente possibile.
Dirai a qualcuno quello che ti racconto?
In quanto Psicologo sono strettamente vincolato dal segreto professionale, come regolamentato dal Codice Deontologico del mio Ordine Professionale (vedi segreto professionale, art 11, 12, 13, 15, 16 e 17 del Codice Deontologico degli Psicologi). Questo significa che tutto quello che dirai rimarrà tra di noi. Potrò valutare di informare terzi solo se valutassi ci fosse un rischio concreto per te o per qualcuno a te vicino. Il mio studio deve essere un posto accogliente e sicuro per te, in cui avere la sicurezza di poter parlare di ogni cosa
Come fa uno psicologo a scegliere i pazienti?
Un buono psicologo accetta pazienti senza alcun tipo di discriminazione. Può riservarsi di rinviare un paziente a un collega nel caso non avesse disponibilità orarie o se, per svariati motivi, pensasse possa essere meglio. Uno psicologo non può prendere in carico pazienti con cui abbia un pregresso rapporto significativo. Non può altresì prendere familiari stretti di uno dei suoi pazienti (il coniuge, il figlio o la figlia, parenti di primo e secondo grado): il paziente deve sentire la maggiore libertà di espressione possibile, limitando le contaminazioni.
Ci sono alcuni argomenti di cui non possiamo parlare?
Assolutamente no: non esistono tabù con gli psicologi. Ti troverai davanti a un professionista con la mente aperta, con cui parlare di tutto, qualsiasi sia il tuo sistema di idee, valori e ideali. Farò attenzione anche a cercare di vedere il mondo dalla tua prospettiva, anche provenissimo da due culture diverse. Ovviamente possiamo parlare liberamente anche del tuo orientamento sessuale e la tua identità di genere, senza pregiudizi.
Cosa succede se non mi sento a mio agio dopo le prime sedute?
Un percorso psicologico richiede tempo e impegno, e la relazione terapeutica richiede fiducia e collaborazione, ed è qualcosa che si costruisce nel tempo. Potremmo piacerci fin dalla prima seduta, così come potresti trovarmi detestabile; Potresti trovarti sempre benissimo e potremo andare incontro a momenti d’incomprensione, potresti provare anche astio: prima che psicologo e paziente, siamo due persone! Se hai dubbi o difficoltà, è importante parlarne apertamente: uno spazio sicuro è fatto anche per affrontare queste sensazioni. In alcuni casi, può essere utile valutare insieme se continuare o esplorare altre possibilità, sempre con l’obiettivo di rispettare i tuoi bisogni e il tuo benessere.
Quanto durano le sedute?
Ti darò appuntamenti che durano tra i 45 e i 50 minuti: cercheremo di rispettare queste tempistiche. Tu non dovrai preoccuparti del tempo: sarà mia premura tenerne traccia
Puoi prendere anche bambini?
Tendenzialmente lavoro con adolescenti e adulti: posso seguire anche bambini, e se non potessi, ti raccomanderò un professionista che possa prendersene cura. Nel caso di minorenni, necessito però dell’autorizzazione di entrambi i genitori per iniziare un percorso insieme
Lo psicologo può prescrivere farmaci?
No, attenzione! La laurea in Psicologia Clinica presuppone un percorso quinquennale (più un anno di tirocinio, per chi si è iscritto prima del 2024). Una volta terminato il percorso, se il laureato sostiene l’Esame di Stato, diventa Psicologo.
Solo i Medici possono prescrivere farmaci: quindi nel caso di necessità di supporto farmacologico bisognerebbe rivolgersi a uno Psichiatra. Spesso infatti Psichiatri e Psicologi collaborano, per unire le specificità dei due interventi.
Per potersi definire Psicoterapeuti, inoltre, è necessario svolgere un’ulteriore formazione quadriennale in una delle scuole riconosciute dal MUR.
Devo portare qualcosa al colloquio?
Non serve che porti nulla a parte te stesso, e al massimo un documento di identità: mi serviranno alcuni tuoi dati per il consenso informato e la fatturazione.
Nonostante questo, sei libero di portare quello che preferisci: che siano appunti, oggettistica di qualsiasi tipo o pensieri tradotti in qualsiasi forma, accoglierò qualsiasi forma di espressione mi proporrai
